TRENTINO GIROFOLK 2009 - 14^ EDIZIONE |
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Anche quest’anno è calato il sipario su “Trentino Girofolk”, manifestazione già collaudata e promossa dalla nostra Federazione da ben 14 anni. Nata con l’obiettivo di far conoscere e valorizzare la musica popolare dell’arco alpino, propone concerti legati alla tradizione popolare: canzoni, balli, danze, ecc. raccolti, trascritti e rielaborati dalla testimonianza diretta delle persone anziane. Un patrimonio che ormai rischia di scomparire! Quest’anno i gruppi partecipanti sono stati quattro per un totale di 12 concerti in altrettanti posti del Trentino e realizzati in collaborazione con diversi circoli o gruppi affiliati alla nostra Federazione. Il Trio Adriatica, coordinato da Roberto Tombesi, ha presentato lo spettacolo “Speranze perdute” che è il titolo di un celebre valzer degli anni Trenta. Una performance in cui erano presenti il suono, la recita, il canto e la danza, dedicata al mondo del ballo popolare in auge nel Veneto e nel Trentino tra le due guerre mondiali. Tutto viene legato da alcuni ironici e nostalgici riferimenti teatrali, costumi ed elementi scenici d’epoca. Il concerto era imperniato sull’esecuzione di struggenti mazurche, balli di coppia (polche, scotis, saltini…), danze collettive (polesana, bassanello, giga, menacò, valsivien, gajarda…) in un continuo gioco teatrale tra i protagonisti per concludersi in una collettiva esilarante quadriglia finale che coinvolgeva anche il pubblico presente. Il Gruppo dei Careelon, invece, ha proposto un programma di frizzante musica irlandese resa meravigliosamente dall’inusuale accoppiamento pipes-organetto di Daniele e Filippo: una sonorità di grandissimo impatto, rafforzata ulteriormente dal solido ritmo del tamburo e della chitarra acustica. Questo gruppo è nato nel 2005, dall’incontro di quattro bravi musicisti già affermati nell’ambito della musica irlandese in Italia e provenienti da formazioni che in questi ultimi anni si sono particolarmente distinte in questo settore nel nostro paese. |
I Careelon considerano indispensabile il continuo confronto coi suonatori che tramandano da sempre in Irlanda questa ricchissima tradizione musicale, pur sforzandosi di proporre in modo fresco, allegro ed il più possibile inedito una musica non più etichettabile solo come revival e che di sicuro merita di oltrepassare i confini dell’universo folk. [Bruno Bonat] |
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